
L’idea di approfondire il rapporto tra oli essenziali e virus è nata durante la pandemia di Covid-19. In quei mesi, insieme alle domande sulle nuove infezioni, cresceva l’interesse per le possibili attività antivirali delle sostanze di origine vegetale. Da qui è iniziato un progetto: raccogliere e valutare in modo sistematico gli studi disponibili, per capire quali risultati meritassero attenzione e quanto fossero vicini a un possibile impiego clinico.
Il percorso è stato molto più lungo di quanto immaginassimo. L’enorme mole di dati da selezionare, estrarre, confrontare e verificare ha richiesto anni di lavoro, ai quali si è aggiunto un lungo iter di revisione e pubblicazione. I primi sforzi risalgono all’aprile 2020: vedere oggi il lavoro pubblicato è quindi una soddisfazione particolare.
Il 15 ottobre 2026 la nostra revisione è stata pubblicata online sul Journal of Pharmacy & Pharmacognosy Research. Sono felice di condividere questo risultato con gli altri autori: Marco Valussi, Didier Pesoni, Pascale Frennet e Michele Antonelli. Un lavoro corale che ha cercato di mettere ordine in una letteratura molto ampia e frammentata.
Che cosa abbiamo studiato
Gli oli essenziali sono miscele complesse di sostanze volatili ottenute da piante aromatiche. Il nostro interesse riguardava gli oli essenziali interi, con la loro composizione complessiva. Per questo abbiamo escluso gli studi sui singoli componenti isolati e sulla maggior parte delle miscele di oli diversi, ammettendo soltanto alcune combinazioni ben definite studiate nell’uomo.
Una revisione sistematica raccoglie le ricerche secondo criteri espliciti e ne valuta anche i punti deboli. Siamo partiti da 13.306 risultati bibliografici individuati in sette banche dati. Dopo la selezione, abbiamo incluso 198 pubblicazioni, dalle quali sono stati ricavati 203 esperimenti distinti per tipo di studio. Di questi, 164 riguardavano virus umani o modelli correlati.
Oltre ai risultati, abbiamo esaminato come fossero stati condotti gli esperimenti: l’identificazione dell’olio, i controlli utilizzati, le misure di attività e le informazioni sulla tossicità. Sono dettagli che incidono sull’affidabilità e sulla possibilità di riprodurre un risultato.
Quali risultati sono emersi
Diversi oli essenziali hanno mostrato attività antivirale interessante in condizioni sperimentali. Tra i virus più frequentemente studiati figuravano quelli dell’herpes semplice, dell’influenza, SARS-CoV-2, dengue e coxsackievirus.
In molti esperimenti l’attività si osservava quando l’olio entrava in contatto con le particelle virali prima del loro ingresso nelle cellule. Alcuni risultati suggerivano un’azione diretta capace di ridurre l’infettività del virus; altri indicavano un’interferenza con le prime fasi dell’infezione. I meccanismi, tuttavia, non erano sempre dimostrati con sufficiente precisione.
La distinzione tra attività virucida e antivirale può essere spiegata semplicemente: la prima riguarda l’inattivazione delle particelle virali, mentre la seconda comprende anche altri modi di ostacolare l’infezione o la replicazione. Nessuna delle due espressioni, da sola, dimostra che un prodotto funzioni come trattamento nelle persone.
Il passaggio dal laboratorio al paziente
Questo è il punto centrale del lavoro. Nel gruppo dei 164 esperimenti dedicati ai virus umani o ai modelli correlati, 145 erano studi di laboratorio sui meccanismi d’azione, 11 erano studi su animali e soltanto 8 erano studi clinici nell’uomo. La quantità di ricerche sperimentali era quindi molto maggiore di quella delle prove direttamente utili per curare i pazienti.
Una sostanza può ridurre l’infettività di un virus in una provetta senza produrre lo stesso effetto nell’organismo. Occorre capire se raggiunga il sito dell’infezione, in quale concentrazione, con quale formulazione e con quali effetti indesiderati. Un contatto diretto tra olio e virus in laboratorio, per esempio, non equivale all’effetto che si otterrebbe assumendo o inalando quell’olio.
Conta anche la capacità di agire sul virus senza danneggiare le cellule. Molti studi non riportavano tutte le informazioni necessarie per valutare questo equilibrio. Inoltre, la composizione di un olio può cambiare secondo la specie botanica, il metodo di estrazione e la conservazione: prodotti con nomi simili possono avere caratteristiche diverse.
I limiti e le domande ancora aperte
La ricerca bibliografica è stata aggiornata fino a febbraio 2023. La recente data di pubblicazione non significa quindi che la revisione comprenda tutti gli studi usciti nell’intervallo di tempo fino a oggi. È un limite da tenere presente quando si leggono le conclusioni.
Gli esperimenti erano inoltre molto diversi per oli utilizzati, virus, concentrazioni, tempi di esposizione e risultati misurati. Questa varietà ha impedito una meta-analisi, cioè una stima numerica unica dell’effetto. Rimangono necessarie conferme indipendenti, preparazioni meglio caratterizzate e studi clinici controllati.
I risultati individuano candidati interessanti per ulteriori ricerche. Le prove disponibili restano però insufficienti per raccomandare gli oli essenziali come terapie delle infezioni virali o come alternative ai trattamenti di efficacia dimostrata. Anche la sicurezza delle diverse modalità di impiego deve essere valutata: l’origine naturale non la garantisce.
Cosa portarsi a casa
Gli oli essenziali mostrano un potenziale antivirale sperimentale che merita di essere approfondito. Per trasformarlo in un beneficio dimostrato nei pazienti occorrono ancora passaggi importanti, soprattutto sul piano clinico e della sicurezza.
Per me, la soddisfazione di questa pubblicazione sta anche qui: aver portato a termine, insieme ai colleghi, un lavoro nato durante il Covid, offrendo una lettura critica dei risultati e delle domande ancora aperte. È un contributo a capire dove la ricerca possa proseguire con basi più solide.
Riferimento bibliografico
Valussi M, Pesoni D, Frennet P, Antonelli M, Donelli D. Antiviral and virucidal properties of essential oils against human viruses: A systematic review. Journal of Pharmacy & Pharmacognosy Research. 2026;14(5):2688. Pubblicato online il 15 ottobre 2026. Leggi la pubblicazione originale.
