Durante gli anni del Covid ci siamo trovati spesso davanti a persone che, dopo l’infezione da SARS-CoV-2, avevano perso l’olfatto per mesi. Per molti non era un fastidio “secondario”: era un pezzo di vita che spariva. Da qui è nata l’idea di strutturare un protocollo semplice di riabilitazione olfattiva da fare a casa, usando oli essenziali come stimoli. Abbiamo quindi descritto una piccola serie di casi: 8 adulti con disturbo dell’olfatto persistente da almeno 3 mesi hanno seguito per 30 giorni un training due volte al giorno, con una sequenza di 10 oli essenziali. Alla fine del mese, tutti hanno riportato un miglioramento significativo nei punteggi di un questionario validato (ASOF), soprattutto per la capacità olfattiva percepita.

È un risultato “definitivo”? No: è uno studio osservazionale, senza gruppo di controllo e con pochi pazienti. Ma per noi è stato un primo passo concreto in un periodo in cui le opzioni erano limitate. E negli anni successivi altri studi hanno confermato che la riabilitazione olfattiva può favorire un recupero, almeno parziale, dell’olfatto dopo infezioni virali. Per questo, ancora oggi, continuiamo a proporre questo approccio in casi selezionati.

Perché perdere l’olfatto è un problema serio

L’olfatto non serve solo a “sentire i profumi”. È legato a:

  • sicurezza (fumo, gas, cibo avariato),
  • gusto e appetito (gran parte del “sapore” è retronasale),
  • memoria ed emozioni,
  • qualità di vita e umore (non raramente con ansia o demoralizzazione).

Dopo un’infezione virale, e in particolare dopo Covid, la perdita può presentarsi come anosmia (assenza), iposmia (riduzione) o parosmia (odori distorti). I meccanismi sono diversi (infiammazione dell’epitelio olfattivo, alterazioni delle cellule di supporto, danno delle vie olfattive), ma la buona notizia è che il sistema olfattivo ha una certa capacità di rigenerazione.

Che cos’è la riabilitazione olfattiva

È, in pratica, un “allenamento” del sistema olfattivo: esporsi ripetutamente a odori diversi, con attenzione e costanza, per stimolare recupero periferico e plasticità centrale. Nel nostro protocollo i pazienti facevano due sessioni al giorno, circa 15 minuti, per 30 giorni, annusando in ordine prestabilito 10 oli essenziali (tra cui menta, lavanda, limone, eucalipto, cannella, chiodi di garofano).

Perché abbiamo scelto proprio gli oli essenziali

Molti programmi di training usano pochi odori “classici”. Noi abbiamo preferito una batteria più ampia e, quando possibile, abbiamo scelto oli con componenti volatili capaci di stimolare non solo i recettori olfattivi ma anche vie “collaterali” (ad esempio i canali TRP, legati alla sensazione di fresco/pungente, la cosiddetta chemesthesis). L’idea era: anche quando l’olfatto è molto ridotto, questa stimolazione può “agganciare” meglio l’attenzione e le memorie olfattive, facilitando il lavoro riabilitativo.

Come usarla in modo sensato

  • Costanza: meglio poco ma regolare, per settimane.
  • Odori riconoscibili e diversi tra loro.
  • Attenzione: non “annusare distrattamente”, ma concentrarsi sullo stimolo.
  • Sicurezza: evitare l’applicazione sulla pelle non diluita, cautela in caso di asma/allergie; in gravidanza o con bambini meglio farsi guidare da un professionista.

Cosa portarsi a casa

  • La perdita dell’olfatto post-virale è frequente e può durare mesi.
  • La riabilitazione olfattiva è una strategia pratica e spesso utile; nel nostro piccolo studio osservazionale abbiamo visto miglioramenti già in 30 giorni.
  • Gli oli essenziali possono essere usati come stimoli strutturati, con un razionale fisiopatologico oltre al “profumo”.
  • Se i sintomi persistono o peggiorano, è necessario approfondire con lo specialista Neurologo.

Riferimento Bibliografico:

Donelli, D., Antonelli, M., & Valussi, M. (2023). Olfactory training with essential oils for patients with post-COVID-19 smell dysfunction: A case series. European Journal of Integrative Medicine60, 102253.

Michele Antonelli