
Angioplastica coronarica: il palloncino espande lo stent, che rimane nell’arteria dopo la rimozione del catetere.
Illustrazione: National Institutes of Health (NIH), via Wikimedia Commons. Pagina del file su Wikimedia Commons. Pubblico dominio — opera del governo federale degli Stati Uniti — testo della licenza
“Mi hanno fatto il palloncino” e “mi hanno messo uno stent” non sono due modi equivalenti per dire la stessa cosa. Il palloncino è uno strumento temporaneo; lo stent è un impianto che resta nella coronaria. Molto spesso, però, vengono usati insieme.
Quando una coronaria è molto ristretta o occlusa, il sangue raggiunge con difficoltà una parte del muscolo cardiaco. Il trattamento percutaneo si chiama angioplastica coronarica o PCI, dall’inglese percutaneous coronary intervention. Attraverso un’arteria del polso o dell’inguine, il cardiologo introduce sottili cateteri e raggiunge il punto malato senza aprire il torace.
Le parole “palloncino” e “stent” indicano due strumenti diversi utilizzati durante la procedura. Capire la differenza aiuta anche a comprendere perché, in alcuni casi, nell’arteria rimane una protesi metallica e, in altri, si preferisce una strategia detta leave nothing behind, cioè “non lasciare nulla”.
Prima distinzione: angioplastica non significa necessariamente stent
L’angioplastica è la procedura complessiva con cui si riapre una coronaria dall’interno. Può includere il passaggio di guide, palloncini, sistemi per trattare il calcio, imaging intracoronarico e, se necessario, l’impianto di uno stent. Lo stent è quindi una possibile parte dell’angioplastica, non un sinonimo perfetto della procedura.
Quasi tutti gli stent coronarici vengono comunque aperti mediante un palloncino. Per questo la vera domanda clinica non è sempre “palloncino oppure stent”, ma più spesso: dopo aver preparato e dilatato il vaso con il palloncino, è necessario lasciare uno stent oppure è possibile terminare senza impiantarlo?
Che cos’è il palloncino coronarico?
Il palloncino è montato sulla punta di un catetere molto sottile. Arriva sgonfio fino alla stenosi seguendo una guida metallica. Una volta nella posizione corretta viene gonfiato per alcuni secondi: comprime e ridistribuisce la placca, allarga il lume del vaso e migliora il passaggio del sangue. Poi viene sgonfiato e rimosso.
Il palloncino non “aspira” né elimina la placca e non resta nel corpo. La parete della coronaria può però reagire alla dilatazione: può tornare parzialmente indietro, come una molla, oppure può presentare una dissezione, cioè una separazione degli strati della parete. Se il risultato non è stabile o il flusso è compromesso, uno stent può diventare necessario.
Palloncino semplice e palloncino medicato non sono la stessa cosa
Un palloncino semplice serve soprattutto a dilatare, preparare la lesione o ottimizzare uno stent. Quando viene usato come unico trattamento definitivo, non rilascia un farmaco nella parete e il rischio di un nuovo restringimento può essere maggiore rispetto alle tecnologie moderne, a seconda della lesione.
Il palloncino medicato, chiamato DCB (drug-coated balloon), porta invece sulla superficie una sostanza antiproliferativa. Durante un gonfiaggio relativamente breve, il farmaco passa nella parete del vaso e limita la crescita eccessiva di tessuto che può provocare restenosi. Anche il DCB viene poi rimosso: nell’arteria non rimane né metallo né polimero permanente.
Oggi i palloncini medicati coronarici possono contenere, a seconda del dispositivo, paclitaxel o sirolimus e derivati. Non sono semplicemente “palloncini più forti”: il loro obiettivo è combinare la dilatazione meccanica con un trattamento farmacologico locale.
Che cos’è lo stent coronarico?
Lo stent è una minuscola struttura a rete, generalmente metallica. Durante la procedura è compresso attorno a un palloncino. Gonfiando il palloncino, lo stent si espande e aderisce alla parete della coronaria. Il palloncino e il catetere vengono rimossi, mentre lo stent resta in sede come un’impalcatura interna.
La maggior parte degli stent attuali è medicata: si parla di DES, drug-eluting stent. Il farmaco rilasciato localmente riduce la proliferazione del tessuto all’interno dello stent e quindi il rischio di restenosi. Gli stent metallici non medicati, un tempo molto comuni, oggi hanno un ruolo assai più limitato nelle coronarie.
Nelle settimane e nei mesi successivi, la parete del vaso ricopre progressivamente la struttura. Lo stent non viene rimosso in condizioni normali e non “si consuma” nel breve periodo: è progettato per rimanere stabilmente nella coronaria.
Stent e palloncino a confronto
| Aspetto | Palloncino (semplice o medicato) | Stent coronarico |
| Rimane nella coronaria? | No. Viene sgonfiato e rimosso. | Sì. Resta come struttura di sostegno. |
| Azione meccanica | Dilata temporaneamente il vaso e prepara la lesione. | Mantiene aperto il tratto trattato e controlla il ritorno elastico. |
| Rilascio di farmaco | Solo se è un palloncino medicato (DCB). | Nella maggior parte dei casi sì: stent medicato (DES). |
| Vantaggio tipico | Nessun impianto permanente; conserva il vaso “senza gabbia”. | Risultato immediato stabile e prevedibile in molte lesioni. |
| Limite tipico | Possibile ritorno elastico, dissezione o risultato insufficiente; può servire uno stent di salvataggio. | Resta un corpo estraneo; possibili restenosi o trombosi dello stent, sebbene oggi meno frequenti. |
| Terapia antiaggregante | Dipende dal contesto clinico e dal tipo di palloncino. | È essenziale dopo l’impianto; durata e schema dipendono dal caso. |
| Interventi futuri | Non lascia strati metallici aggiuntivi. | Ulteriori trattamenti possono essere possibili, ma va considerata la struttura già presente. |
Perché per molti anni lo stent ha sostituito il palloncino semplice?
Con la sola angioplastica a palloncino, soprattutto nelle tecnologie più vecchie, il vaso poteva richiudersi subito per ritorno elastico o per una dissezione significativa, oppure restringersi nuovamente nei mesi successivi. Lo stent ha risolto molti di questi problemi fornendo un sostegno meccanico immediato. I successivi stent medicati hanno inoltre ridotto in modo importante la restenosi.
Questo non significa che il palloncino sia diventato inutile. Al contrario, è indispensabile per preparare quasi ogni impianto di stent e per ottimizzarlo. Inoltre, i palloncini medicati moderni hanno riaperto la possibilità di trattare alcune lesioni senza lasciare una struttura permanente.
Quando è più probabile che serva uno stent?
Lo stent è spesso preferito quando la coronaria ha bisogno di un sostegno stabile. La decisione viene presa in base all’angiografia e, quando utile, a metodiche di imaging dall’interno del vaso come OCT o IVUS.
- Una dissezione della parete limita il flusso o rischia di chiudere il vaso.
- La stenosi residua dopo il palloncino è ancora importante o il vaso tende a richiudersi.
- La lesione è lunga, complessa, molto calcifica o situata in un punto in cui il sostegno meccanico offre maggiore prevedibilità.
- Durante un infarto è necessario ottenere rapidamente un risultato stabile in un’arteria acutamente occlusa, anche se la strategia resta individuale.
Nessun singolo elemento decide da solo. Dimensione del vaso, presenza di trombo, biforcazioni, calcio, lunghezza della lesione, risultato della preparazione e condizioni del paziente vengono valutati insieme.
Quando si può considerare un palloncino medicato senza stent?
Il DCB è una strategia consolidata in alcune forme di restenosi all’interno di uno stent già presente e viene utilizzato anche in piccoli vasi. Negli ultimi anni l’impiego si è esteso, in mani esperte e in pazienti selezionati, ad altre lesioni coronariche de novo, cioè non precedentemente trattate.
- Il vaso deve avere un buon risultato dopo la preparazione: flusso adeguato, stenosi residua accettabile e assenza di dissezioni che richiedano sostegno.
- Può essere utile evitare un ulteriore strato di metallo quando uno stent precedente si è ristretto.
- Può essere interessante in vasi piccoli o in anatomie in cui lasciare la parete libera da una gabbia metallica offre vantaggi potenziali.
- La necessità e la durata della terapia antiaggregante devono comunque essere decise dal cardiologo: “senza stent” non significa “senza farmaci”.
Il concetto leave nothing behind è attraente, ma non è un obiettivo da perseguire a ogni costo. Se il risultato con il palloncino non è sicuro o stabile, impiantare uno stent è spesso la scelta più protettiva.
Palloncino medicato e stent medicato: entrambi rilasciano un farmaco, ma in modo diverso
Nel DES, il farmaco viene rilasciato gradualmente da una struttura che rimane nel vaso. Nel DCB, il farmaco viene trasferito alla parete durante il gonfiaggio e il dispositivo viene rimosso. Lo scopo antiproliferativo è simile, ma il supporto meccanico è completamente diverso.
Una recente pubblicazione a cui ho partecipato ha confrontato, in due grandi registri, palloncini medicati al sirolimus e al paclitaxel. A due anni gli eventi cardiovascolari maggiori erano comparabili nelle analisi dei pazienti con lesioni de novo e con restenosi intrastent. È un’informazione utile sull’evoluzione dei DCB, ma non stabilisce che il palloncino sia sempre preferibile allo stent: i registri osservano strategie applicate a pazienti selezionati e la scelta resta legata alla singola lesione.
La terapia dopo la procedura conta quanto il dispositivo
Dopo stent o palloncino medicato, il cardiologo prescrive una terapia antiaggregante per ridurre il rischio di coaguli. La combinazione e la durata dipendono da molti fattori: infarto o procedura programmata, rischio emorragico, tipo di dispositivo, presenza di anticoagulante per fibrillazione atriale e complessità dell’intervento.
| Regola essenziale Non sospendere mai aspirina, clopidogrel, prasugrel, ticagrelor o un anticoagulante senza aver parlato con il cardiologo. Una sospensione non concordata può essere pericolosa, soprattutto dopo uno stent recente. |
Né il palloncino né lo stent curano l’aterosclerosi dell’intero albero coronarico. Trattano un punto preciso. Statine e altre terapie, controllo della pressione e del diabete, abolizione del fumo, attività fisica prescritta e alimentazione restano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
Restenosi e trombosi: non sono la stessa cosa
La restenosi è un restringimento che si sviluppa nel tempo per risposta cicatriziale o proliferazione di tessuto. Può comparire dopo palloncino o all’interno di uno stent e spesso provoca una ricomparsa graduale dell’angina. La trombosi dello stent è invece la formazione acuta di un coagulo dentro lo stent: è più rara ma può causare un infarto e richiede un trattamento urgente.
Dolore toracico intenso, persistente o associato a sudorazione, nausea, mancanza di respiro o svenimento dopo una procedura coronarica deve essere valutato come un’urgenza, chiamando i servizi di emergenza.
Domande frequenti
Se mi hanno messo uno stent, hanno usato anche il palloncino?
Quasi sempre sì. Lo stent è montato su un palloncino che lo espande. Possono inoltre essere usati altri palloncini prima, per preparare la lesione, e dopo, per far aderire perfettamente lo stent alla parete.
Il palloncino rimane dentro il cuore?
No. Viene gonfiato per pochi secondi, sgonfiato e rimosso insieme al catetere. Anche il palloncino medicato non rimane nel corpo: trasferisce il farmaco alla parete e viene tolto.
Lo stent può spostarsi?
Una volta correttamente espanso e appoggiato alla parete, lo stent non viaggia nel corpo. Il cardiologo verifica dimensione ed espansione durante la procedura; successivamente viene progressivamente ricoperto dal tessuto del vaso.
Quale scelta è migliore?
Non esiste una risposta valida per tutti. Uno stent offre sostegno e prevedibilità; un DCB evita un impianto permanente. La scelta migliore è quella che produce il risultato più sicuro e duraturo in quella coronaria, in quel momento e per quella persona.
Se si prova il palloncino, si può comunque mettere uno stent?
Sì. È frequente preparare la lesione e valutare il risultato. Se il vaso resta ben aperto e stabile, in casi selezionati si può usare un DCB e concludere senza stent. Se il risultato non è soddisfacente, si impianta uno stent cosiddetto di bailout o salvataggio.
Senza stent posso sospendere prima gli antiaggreganti?
Talvolta una strategia senza impianto permanente consente schemi differenti, ma non è una regola automatica. La durata dipende anche dalla diagnosi e dal rischio individuale. La terapia deve essere decisa e modificata solo dal cardiologo.
In sintesi
- Il palloncino dilata la coronaria e viene rimosso.
- Il palloncino medicato rilascia un farmaco ma non lascia un impianto.
- Lo stent è una rete che viene espansa con un palloncino e rimane nel vaso.
- Stent e palloncino non sono rivali assoluti: spesso fanno parte della stessa procedura.
- La scelta dipende dalla stabilità del risultato, dall’anatomia coronarica e dalle caratteristiche del paziente.
- Qualunque dispositivo venga usato, la terapia prescritta e la prevenzione cardiovascolare restano indispensabili.
Per approfondire sul sito
Per un esempio più specifico sull’impiego del palloncino medicato nelle coronarie dei pazienti anziani: Palloncino o stent per le coronarie “anziane”?
Riferimenti essenziali
- National Heart, Lung, and Blood Institute (NIH). Getting a Stent: come viene posizionato uno stent coronarico
- U.S. National Library of Medicine. MedlinePlus: angioplastica coronarica con palloncino
- Vrints C et al. European Heart Journal, 2024. ESC Guidelines for the management of chronic coronary syndromes
- Gurgoglione FL, Vlieger S, Cheng JM, et al.; Donelli D. Paclitaxel versus sirolimus-coated balloons for coronary artery disease: 2-year follow-up of 2 large registries
- Fezzi S et al. European Heart Journal, 2025. Definitions and standardized endpoints for drug-coated balloon use in coronary artery disease
Nota: questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la valutazione del cardiologo interventista né le indicazioni ricevute dopo una procedura coronarica.
