
Nel 2020, complice la pandemia di Covid-19, ma anche per una domanda che talvolta ci veniva posta in ambulatorio, ci siamo chiesti: il ginseng può davvero aiutare a ridurre i raffreddori e le sindromi influenzali stagionali? Per farlo abbiamo condotto una revisione sistematica con metanalisi degli studi clinici disponibili, cercando in più banche dati internazionali fino a maggio 2020. Alla fine abbiamo incluso 9 articoli, per un totale di 10 trial clinici, che valutavano soprattutto Panax ginseng e Panax quinquefolius (il cosiddetto ginseng “americano”). Nel complesso, i risultati suggeriscono un possibile beneficio: nei gruppi che assumevano ginseng si osservava una minore probabilità di ammalarsi durante la stagione fredda, con una riduzione relativa intorno al 30% nelle analisi aggregate. In alcuni studi condotti su adulti sani, emergeva anche una durata dei sintomi più breve.
Cosa intendiamo per “raffreddori stagionali”
Per capire cosa significa davvero, vale la pena ricordare cosa intendiamo con “raffreddori stagionali”. Nella pratica, si parla di infezioni acute delle vie respiratorie superiori, con mal di gola, raffreddore, tosse, dolori diffusi e talvolta febbricola. Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali autolimitanti (dovute ad esempio a rinovirus, coronavirus “stagionali” (non SARS-CoV-2), virus influenzali (Influenza A e B), virus parainfluenzali, virus respiratorio sinciziale (RSV), adenovirus, ecc), ma possono essere fastidiose, ripetersi più volte nel corso dell’inverno e, nelle persone fragili o anziane, aumentare il rischio di complicanze o di ricoveri. Per questo la prevenzione resta centrale, soprattutto con la vaccinazione antinfluenzale quando indicata e con misure di igiene e stile di vita che riducono l’esposizione e migliorano la risposta dell’organismo.
Perché si studia il ginseng
Il motivo per cui il ginseng è stato studiato è legato ai suoi costituenti, in particolare i ginsenosidi. In laboratorio e in alcuni contesti clinici questi composti sono stati associati a un’azione di modulazione della risposta immunitaria e dell’infiammazione. Inoltre, diverse persone assumono ginseng per la sensazione di maggior energia o per la gestione dello stress, e sappiamo che stress e sonno incidono anche sulla vulnerabilità alle infezioni. È importante però non considerare il “ginseng” come un prodotto unico: esistono specie diverse, estratti differenti e preparazioni con standardizzazioni non sovrapponibili. Questo rende più difficile confrontare i risultati degli studi e capire quale formulazione sia davvero la più efficace.
Quanto sono solidi i risultati
Abbiamo identificato 9 articoli con 10 trial clinici sul ginseng, con popolazioni diverse (adulti, anziani, bambini e un trial su pazienti con leucemia linfatica cronica). In molti studi chi assumeva ginseng si ammalava meno di infezioni respiratorie stagionali; nella metanalisi su 9 trial (1550 persone) il rischio di ammalarsi almeno una volta risultava ridotto (RR 0,69). In alcuni trial la differenza era marcata, ad esempio 24,5% vs 44,9% e 31,8% vs 61,9% di infezioni sintomatiche. Per la durata dei sintomi, in un’altra metanalisi (1152 persone) la malattia durava in media circa 2–3 giorni in meno con ginseng, ma il risultato non era sempre statisticamente significativo; in due trial singoli la riduzione era significativa (circa 5,6 vs 12,6 giorni e 8,7 vs 11,1 giorni).
Nella nostra analisi il segnale complessivo è favorevole, ma va interpretato con prudenza. La qualità metodologica degli studi non è uniforme e in alcuni casi il rischio di bias è significativo. Inoltre, quando si lavora su un numero limitato di trial, è possibile che la letteratura disponibile rappresenti più facilmente risultati positivi rispetto a quelli neutri o negativi (il cosidetto publication bias). In altre parole, i dati sono incoraggianti, ma non permettono ancora di dare una risposta definitiva e universale.
Sicurezza e cautela pratica
Sul fronte della sicurezza, nei trial inclusi il ginseng è stato in genere ben tollerato nel breve periodo. Nella vita reale, però, vanno considerate possibili interazioni farmacologiche e condizioni cliniche in cui è meglio essere cauti, soprattutto quando si assumono anticoagulanti o farmaci che incidono su glicemia e pressione. Anche in gravidanza e in presenza di patologie complesse è prudente evitare il fai-da-te.
Cosa portarsi a casa
Il messaggio pratico è che il ginseng può essere considerato come supporto integrativo nella stagione fredda, senza aspettarsi effetti “miracolosi” e senza sostituire le strategie consolidate come vaccini e misure preventive. Se si assumono farmaci o si hanno patologie croniche, è ragionevole discuterne prima con il proprio medico, così da valutare utilità e soprattutto sicurezza caso per caso.
